HURACT Book - LA TEORIA DELL’ANTI-PROGETTO: Un modello di comprensione e trasformazione psicologica nel coaching e nei sistemi organizzativi

Description

Tempo fa mi trovai a una conferenza sulla comunicazione in cui la maggior parte degli invitati erano psicologi e psicoterapeuti oltre a qualche dirigente d’azienda.

Tra i relatori c’era il Prof. Liendo, psichiatra “argentino, canadese, svizzero, italiano, francese”.... così amava definirsi. Non saprei dire l’età, e non l’ho mai saputa. Né, per dirla tutta, l’ho mai chiesta. Mi piace tuttora immaginarlo come un “uomo senza tempo”. Aspetto da gentlemen d’altri tempi, alto e slanciato, sempre molto elegante, capelli color argento, occhi attenti, un fare nobile, galante, rispettoso.
Colsi immediatamente l’intensità della sua storia personale e professionale: allievo di Bion (che fu suo supervisore), professore all’Università di Buenos Aires (Argentina), membro dell’Associazione Psicanalitica Argentina, professore al Dipartimento di Psichiatria dell’università di Manitoba (Canada), membro della Società per la Ricerca in Psicoterapia, Chicago (USA), membro onorario dell’Istituto Italiano di Psicoanalisi di Gruppo di Milano, poi persi il filo...

Le sue pubblicazioni erano in quattro lingue: inglese, spagnolo, francese e italiano. Gli argomenti spaziavano nella psichiatria, nell’informatica, nella psicologia, nelle scienze aziendali, nella strategia militare... eppure erano tutti centrati attorno a un modello unico, un “cuore” teorico chiamato Modello Dinamico Proattivo (MDP).

Riconobbi quei pochi contributi derivati dalle teorie di cui avevo un qualche rudimento, la psicologia dinamica, le teorie sistemiche e cognitive, la teoria dell’informazione e della trasmissione, la linguistica, la teoria della probabilità. Il resto, una moltitudine eterogenea di riferimenti alle scienze, mi fecero sentire, lo confesso, alquanto inadeguato.

Non riuscendo a ricondurre quanto esposto a modelli teorici a me noti, provai a immaginare alcune situazioni molto concrete vissute in ambito professionale. L’applicabilità di quel modello era stupefacente!

Provai a sostituire quelle situazioni con altre, in ambito personale, e poi ancora con altre attinenti il contesto politico (nazionale e internazionale). Provai infine con alcune situazioni terapeutiche. Nella maggior parte di queste dinamiche personali e organizzative riuscii a scorgere, usando come “mappa” il Modello Dinamico Proattivo, una sorta di “trama universale”, un “copione” che si ripeteva e che il modello riusciva a cogliere.
Contattai il Prof. Liendo. Familiarizzai con il modello , cominciai un timido tentativo di “traduzione” del modello in un linguaggio adatto all’azienda.

Il Modello Dinamico Proattivo mi sembrava lo strumento appropriato per interventi di consulenza individuale e organizzativa in ambito aziendale, di “coaching organizzativo”.

C’era però il problema del linguaggio. Un dirigente d’azienda, un manager tende a dileguarsi al solo sentire parlare di “psicologo”, figuriamoci un modello di coaching centrato sui temi dell’inconscio, delle credenze disfunzionali, dei “deficit”, delle “difese psichiche”, delle proiezioni e delle introiezioni, etc.

Tentammo quindi di metaforizzare la psicologia e la psicoterapia con le scienze aziendali attraverso il concetto di “progetto”.
Ben presto capimmo che il morfismo centrato sul “progetto” tra il modello psicologico e quello aziendale non solo consentiva di “spiegare” le dinamiche psicologiche aziendali e personali in modo comprensibile, ma anche di potenziare ed estendere il potere di intervento della psicoterapia ai contesti organizzativi in genere.

Nel 2009 il Prof. Liendo ci lasciò.

Dalla sua scomparsa ad oggi ho lasciato inutilizzati, sul mio PC, tutti i miei appunti, le bozze, le presentazioni con le quali cercavo di trasmettere, di tradurre, di comunicare agli altri, oltre che a me stesso, il Modello Dinamico Proattivo.

Oggi il desiderio di raccogliere in un contenuto organico questo materiale..

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